Il ruolo del Parlamento europeo e degli Eurodeputati nell’Unione Europea

de monteDopo gli indirizzi di saluto della Direttrice del Dipartimento Prof.ssa Sara Tonolo, il Prof. di Diritto dell’Unione Europea Fabio Spitaleri ha moderato l’incontro di venerdì mattina a Gorizia con l’Onorevole Isabella De Monte, europarlamentare membro della commissione per i trasporti e il turismo e della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

Si è parlato dei meccanismi di elezione del Parlamento Europeo, delle audizioni che i membri del Parlamento svolgono per valutare i candidati della Commissione, della dislocazione in tre sedi dell’Unione e una parentesi si è aperta anche per quanto riguarda il calendario proprio di un europarlamentare, nel quale troviamo le date delle sessioni plenarie e pure quelle delle riunioni di commissione e di gruppo.
Il calendario del 2016 è già pronto e a febbraio sarà deciso quello del 2017. Perché tanto anticipo? Perché lo scopo di tutto questo richiede tempo e negoziati, infatti non è cosa facile giungere ad accordi comuni partendo dal punto di vista di europarlamentari provenienti da 28 paesi membri diversi.

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L’ On. De Monte si è soffermata più volte nel corso dell’incontro su quelli che sono i problemi di divulgazione capillare delle notizie di livello comunitario, “c’è necessità di un’opinione pubblica formata e attenta” secondo l’europarlamentare per avvicinare il cittadino a quelle che sono le problematiche delle quali l’Europa si sta occupando e le strade risolutive che si stanno intraprendendo.

Per fronteggiare al meglio il fenomeno dell’immigrazione si parla di revisione del Regolamento di Dublino, per quanto riguarda il tema del terrorismo, l’ On. De Monte ha sottolineato il fatto che già nell’autunno 2014, cellule dello Stato Islamico erano venute in possesso della mappa della Commissione europea e che la notizia, seppur grave, non era stata divulgata come ci si sarebbe aspettato.
“Adesso ci troviamo nel panico delle emergenze” ed è per questo che “aumenta la necessità di parlare d’Europa”, spiega l’ex sindaco di Pontebba. Il processo d’integrazione europea, partito più di mezzo secolo fa, sta sperimentando oggi più che mai la necessità di colmare le distanze che si sono create tra i cittadini dell’Unione e l’Unione stessa.

Il dialogo deve esserci e deve aumentare ma comunque segni positivi già si possono registrare in quanto la De Monte stessa ha affermato che, dall’ultima campagna elettorale, ha potuto notare un interesse maggiore rispetto agli anni passati per quanto riguarda le materie comunitarie.

A Novembre, alcuni studenti del corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche avevano già incontrato De Monte durante la visita al Parlamento Europeo organizzata da Europe2Day; venerdì scorso la partecipazione è stata notevole, tantissimi i presenti e generale l’interesse che si è tradotto in molte domande di diverso genere. C’è chi ha optato per chiarimenti tecnici, chi ha spostato l’attenzione su temi che si ripresentano “ogni volta, ad ogni sessione parlamentare” come i diritti umani e chi ha colto l’occasione per raccogliere il parere professionale e personale della De Monte in relazione a temi d’attualità, quali l’apertura ufficiale della Cina all’economia di mercato, il rinnovo delle sanzioni alla Russia e il TTIP.

 

Scritto da Rachele Cecchi

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#BalkanExpress: un binario per l’Europa

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Balkan Express”, questo il titolo del ciclo annuale di conferenze che l’associazione studentesca Europe2Day ha inaugurato lo scorso Martedì 12 Gennaio presso l’Aula Magna del Polo Goriziano dell’Università degli Studi di Trieste.

L’Espresso dei Balcani, (Balkanzug  in tedesco) la centenaria linea ferroviaria che collegava l’Europa centrale con quella orientale istituita durante la prima guerra mondiale per sostituire l’Orient Express negli anni 1916-1918 come treno espresso lungo l’itinerario Berlino/Strasburgo/Monaco – Vienna – Budapest – Belgrado – Sofia – Istanbul. Simbolo di unità tra diverse popolazioni, quella del Balkan Express è oggi metafora che rimanda alla mente la stretta collaborazione che l’Europa è chiamata ad instaurare con la terra balcanica, una delle anime più genuine del continente.

Nella prima di queste conferenze si è discusso in merito a quelle “guerre inconcluse” che le nazioni e le popolazioni dei Balcani ancora faticano a superare. Si tratta di quelle ferite solo momentaneamente coperte dalla seconda guerra mondiale e la successiva dittatura di Tito  e tornate prepotentemente a pulsare con le laceranti guerre civili che hanno profondamente segnato la memoria comune. Ospiti e relatori hanno quindi approfondito il tema.

La Prof.ssa Giulia Caccamo, docente di Storia delle Relazioni Internazionali presso il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste, ha ripercorso le tappe fondamentali dal secondo dopoguerra ad oggi: dalla presa del potere da parte del maresciallo Josip Tito con  la costituzione di una Jugoslavia indipendente dalle logiche sovietiche e “aperta” alla collaborazione occidentale, fino alle crisi e in seguito al disfacimento di quest’ultima. La federazione jugoslava, fin da subito, secondo la docente, è una nazione con problemi economico-sociali evidenti e la conflittualità etnica trova terreno fertile nella Jugoslavia degli anni ’80, ad un passo dalla bancarotta, con alta inflazione e senza Tito, un leader che nonostante tutto riuscì a mantenere un equilibrio tra le componenti etniche e un grado di soddisfazione in quest’ultime per lo meno sufficiente. La prof. Caccamo ha quindi posto l’accento su quelle che sono le responsabilità oggettive delle nazioni occidentali con particolare riferimento alla Gran Bretagna e alla Francia ree, insieme agli Stati Uniti, di essersi «crogiolate nelle opinioni di chi credeva che con il crollo dello scenario bipolare non sarebbero sfociate tensioni etnico-culturali in altre zone» e che quindi si rifiutarono di «ridiscutere i confini delle nazioni balcaniche».

Il Prof. Stefano Pilotto (qui l’intervista), insegnante di Relazioni Internazionali al MIB School of Management (Trieste, Italy) e di Storia dell’integrazione europea presso l’Università di Trieste è poi entrato più nello specifico dell’accordo di Dayton stipulato tra il 1° ed il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton negli USA, con il quale ebbe termine la guerra in Bosnia-Erzegovina e formalizzato successivamente a Parigi. «In quel caso», ha affermato il docente, «l’intervento deciso degli Stati Uniti permise di trovare una soluzione»: la creazione di due entità interne allo Stato bosniaco, ossia, la Federazione Croato-Musulmana e la Repubblica Serba, ognuna con una propria micro-amministrazione che «però», osserva il docente «non eliminò la fragilità dell’equilibrio che tutt’ora regola i rapporti tra le parti». L’accordo di Dayton inaugurò nuove tensioni prima in Albania e successivamente nel Kosovo; quest’ultima risolta (in parte) con la risoluzione ONU 1244 datata 10 Giugno 1999. Secondo Pilotto la «questione del Kosovo è la chiave di volta per la stabilizzazione della regione in quanto non può esservi stabilità se non vi è prima armonia tra le nazioni, anche quelle già entrate nell’orbita dell’Unione europea ( Slovenia, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria). Gli Accordi di Dayton, dunque, non portarono alla stabilità auspicata alla vigilia e anzi portarono a galla i limiti della diplomazia occidentale riassunti nello scriteriato intervento statunitense, ritenuto troppo vincolato ai propri interessi per intromettersi con cognizione di causa nella vicenda e, ancor di più, nella mancata neutralità dell’Unione Europea, di contro, troppo legata al partner americano. «Le conseguenze delle scelte balcaniche», ha affermato Pilotto in conclusione del suo intervento, «sono tutte appagabili nelle crisi in Siria, Libia ed Ucraina» in un certo senso la nuova Albania, Kosovo e Macedonia.

Nella seconda parte della conferenza la parola è stata data allo scrittore serbo Božidar Stanišić, già docente di lingua e letteratura presso il liceo di Maglaj, località a nord di Sarajevo, che ha prima raccontato la sua esperienza da «fuggiasco e traditore della patria» per essersi trasferito in Italia all’alba delle crisi intestine e successivamente commentato, alla luce del suo passato, ciò che lui ritiene essere le “incertezze“ del popolo balcanico. Incertezze intensificate anche da coloro che avrebbero dovuto eliminarle come la NATO e l’Unione europea. Incertezze, che, secondo Stanišić hanno evidenti ripercussioni anche su ciò che attualmente sta interessando la penisola balcanica, ovvero le migrazioni di massa provenienti dalla Siria e dalle nazioni implicate in guerre civili. «Noi ci sentiamo troppo “bianchi”» asserisce, «l’Unione europea non vede di buon occhio la fuga forzata degli altri, si sforza di non osservarla con empatia».

L’ultimo intervento è stato quello del dott. Luca Susić (qui l’intervista), laureato con lode in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi su Aleksandar Ranković e la Jugoslavia Socialista, e collaboratore da oltre due anni con la rivista online Analisi Difesa, per la quale si occupa di Balcani. Susić, a differenza di chi l’ha preceduto, ha analizzato la connessione esistente tra gli organismi del califfato islamico di Abu al-Baghdadi e gli esponenti bosniaci del radicalismo islamico. Fin dagli anni ’70, ha spiegato Susić, con l’influenza perpetuata da personaggi legati all’ortodossia musulmana come Begović, primo presidente della Bosnia e considerato uno dei “padri della Patria”, la superficialità con la quale le istituzioni europee e internazionali hanno operato per conciliare le differenze etnico-religiose all’interno dello stato bosniaco ha contribuito a rendere fertile il terreno dello jihadismo e la formazione, più recentemente, di cellule per il reclutamento e l’addestramento dei cosiddetti foreign fighters dello Stato Islamico. Reclutamento che avviene anche tramite l’utilizzo delle più moderne piattaforme digitali: social media, siti internet e blog correlati; strumenti che ne rendono difficoltoso lo sradicamento per le autorità.

La conferenza s’è infine conclusa con i ringraziamenti di rito e l’invito a seguire i prossimi appuntamenti a cui l’associazione Europe2Day sta lavorando e che sicuramente risulteranno essere approfondimenti preziosi per una maggiore conoscenza di ciò che accade a pochi passi dall’Italia e che, per l’Italia, risulta fondamentale comprendere.

 

Articolo tratto da “Sconfinare”- 14 Gennaio 2016, di Guglielmo Zangoni

VERBALE Riunione 9 Dicembre 2015

Il nostro Stefano Filipuzzi ha stilato il verbale della riunione per tutti gli iscritti di Europe 2Day. Se siete mancati alla riunione del 9 Dicembre 2015 o credete di non essere aggiornati, non perdetevelo!

An5r1BjeHV1sO183IfquCfnTCJF0Gp4FI4KWPNZgvWfgVi scrivo per informarvi riguardo al contenuto della riunione di Europe2Day di mercoledì 9 dicembre, in cui si è fatta una panoramica generale di tutti i progetti in corso e si è buttata giù qualche idea per i progetti futuri. Ecco qui il resoconto per punti:

  • PROGETTO BALCANI (referente Alessia) – Luci balcaniche (progetto eseguito)

Il progetto è un ciclo annuale che si aprirà con l’evento di venerdì 11 dicembre intitolato “Luci balcaniche”. La festa inizierà alle ore 19.00 presso l’edificio Leopoldo Larise in via Rastello, 16 con la mostra fotografica dedicata al fotochimico berlinese Fritz Wentzel, che sarà accompagnata da un buffet. Per questa serata si è deciso di formare quattro gruppi da due persone incaricati di dare ai visitatori qualche nozione riguardo all’esibizione fotografica, di rispondere ad eventuali loro domande e di spiegar loro in che cosa consista il nostro movimento. Le persone “volontarie” sono: Micaela, Anna, Alessia, Claudia, Giacomo, Stefano, Giampaolo, Arianna. I turni saranno delle durata di mezz’ora a coppia e cesseranno alle 21.30. Dalle 21.30 in poi, la serata sarà infatti animata da musica balcanica. Verranno distribuiti volantini informativi riguardanti il movimento e l’evento stesso al fine di pubblicizzare l’evento. Siamo invitati ad utilizzare nel corso della serata gli hashtag #dicembregoriziano e #lucibalcaniche e di parlarne il più possibile sui social in generale. 

Per quanto riguarda invece la conferenza di gennaio (“Le guerre inconcluse. Vent’anni dopo.”), si ricorda che la deadline per i lavori è il giorno 15 dicembre, vincolo che non vale però per Micaela e per Alvise, dal momento che la Prof.ssa Mila Orlic non potrà esservi presente.

A causa della sua rigida agenda lavorativa, anche la conduttrice radiofonica e giornalista Sanja Lucic non potrà partecipare alla conferenza di gennaio. Tuttavia, ha dato disponibilità per la conferenza in ambito giornalistico che avrà luogo nei mesi successivi.

Per sostituire il buco venutosi a creare, abbiamo pensato all’ex-siddina Desirée Pangerc, che ci intratterrà con un intervento sulla rotta balcanica e sul legame diretto tra guerra e immigrazione, un tema – ça va sans dire – molto attuale.

Per finire, cercheremo di contattare anche qualche storico sloveno/croato/serbo che appartenga all’università di Trieste che possa arricchire la conferenza con il suo intervento.

Dal momento che si tratta di una conferenza organizzata all’interno dell’ambiente universitario, sarà d’obbligo invitare diverse personalità all’interno del Dipartimento. Nostro compito stilare la lista degli invitati con nomi e indirizzi.

Per quanto riguarda la locandina, due bozze sono già presenti sul tavolo di lavoro.

  • NICETOMEETEU (referente Francesca)

Il progetto consiste in una serie di aperitivi informativi che avranno luogo nel corso dell’anno. Le tematiche, così come gli orari, sono molto flessibili in quanto vengono proposti da noi per noi e sono modellati sui nostri impegni di studio. La prima tematica affrontata nei due incontri iniziali riguarda l’immigrazione e così sarà per tutto il prossimo mese. Va riportato che l’aperitivo previsto per il 15 dicembre è stato rinviato a gennaio causa esame il giorno successivo.

Per saperne di più sul progetto, si invita gli interessati a partecipare alla riunione di domani, giovedì 10 dicembre, alle 12.45 nel bar dell’università. Sarà un incontro per discutere sull’andamento del progetto in cui si abbozzerà la struttura degli incontri futuri, sia per quanto le modalità di svolgimento, sia per quanto riguarda le tematiche. Tra le tante idee, si pensava di mantenere i contatti con i due ragazzi del CARA, protagonisti del secondo aperitivo, a cui tutti si sono affezionati.

  • MEU (referente Jacopo)

A marzo si pensava di organizzare con l’aiuto del Professor Spitaleri una simulazione della procedura decisionale legislativa ordinaria, a integrazione del programma di diritto dell’Unione europea. La data prescelta è quella del 9-10 marzo 2016 e le istituzioni simulate saranno la Commissione (simulata per questioni di comodità da coloro che fanno già parte della commissione MEU), il Parlamento europeo, il Consiglio; in più, ci sarà una parte dedicata alla press e al lobbying. L’ordine del giorno sarà la revisione dei regolamenti di Dublino III e la simulazione si svolgerà in lingua italiana, come voluto dal Professore stesso. Finora sono stati già creati il sito web, tuttavia c’è ancora bisogno di un executive manager che si affianchi al referente Jacopo. Una festa finale per concludere in bellezza sarà invece organizzata da Giulia.

  • Europe2Day

A maggio ci sarà infine il grande evento che dà il nome al movimento stesso; un evento che quest’anno si pensava di prolungare a 3 giorni – un giorno in più rispetto agli anni scorsi. La finalità di queste giornate è quella di rendere i visitatori più consapevoli del fatto di essere cittadini europei.

GIORNO 1

Le due/tre giornate si aprono con una conferenza iniziale aperta a tutti alla presenza delle istituzioni. Partendo dal requisito essenziale – ossia che il tema abbia a che fare con l’Europa –abbiamo ipotizzato delle probabili tematiche, quali:

    • lo spostamento a destra delle politiche nazionali;
    • l’involuzione del processo di integrazione europeo;
    • gli sviluppi futuri dell’UE;
    • la politica estera dell’UE (Russia, Siria, …);
    • altre idee da proporre (…).

Nel pomeriggio avranno invece luogo due workshop:

  1. COMUNICAZIONE STRATEGICA (ossia come comunicare un messaggio e renderlo appetibile agli altri, …)
  2. MARKETING TERRITORIALE (che consiste nel rilevare i punti forti di una regione per venderli sul mercato del turismo; da un punto di vista federalista, come ogni singola regione del continente europeo può essere valorizzata)

GIORNO 2

Il secondo giorno sarà scandito da sei conferenze, due la mattina e quattro il pomeriggio. Non sarà però possibile frequentare tutti i workshop in quanto gli orari si sovrappongono: al massimo, sarà possibile assistere a tre conferenze su sei. Va ricordato anche che alcuni di questi eventi saranno svolti in lingua inglese per facilitare gli studenti che giungeranno nell’ambito dello scambio con i Balcani. I workshop previsti sono:

  1. LOBBYING (eng)
  2. EUROPROGETTAZIONE (eng)
  3. GUERRA IN MEDIORIENTE (rapporti USA – Russia)
  4. LEGAME FRA POLITICA AMBIENTALE ED ECONOMIA
  5. DIRITTI LGBT (diritti umani in UE)

A seguito di una votazione democratica, sono stati esclusi i workshop relativi alla trasparenza e al commercio internazionale. In compenso, sono state introdotte nuove tematiche per altri workshop come:

  1. TURCHIA (rapporto con l’UE)
  2. MEDIA E TERRORISMO

L’abbinamento dei vari workshop sarà soggetto a modifiche a seconda del numero di persone interessate a parteciparvici.

Sono richiesti volontari che si occupino dei workshop e che quindi si prendano l’impegno di cercare dei relatori, di ospitarli in casa propria, di andare a cena con loro; in poche parole, di farli sentire a proprio agio.

Un caro saluto a tutti,

Stefano Filipuzzi

Pillole di UE: cronaca di un viaggio nel Cuore d’Europa

Quando ho ricevuto l’e-mail che mi avvisava che avrei partecipato al viaggio a Bruxelles con Europe 2Day, ho cominciato a immaginare come sarebbe stato visitare una città così ricca di cultura e storia, ma soprattutto come sarebbe stato visitare le istituzioni, i luoghi dove operano alcune delle figure più influenti dell’Unione Europea.

Ora che sono tornata, posso dire che la realtà ha superato di gran lunga le aspettative.

Lunedì mattina siamo stati accolti dalle sirene delle ambulanze e delle volanti, che continuavano a passare vicino al nostro ostello, nel quartiere musulmano di Molenbeek. In quel momento, a pochi passi da noi, si stava svolgendo un blitz per la cattura di Salah Abdeslam, uno dei terroristi responsabili della strage di Parigi. C’è stato un momento di agitazione generale: genitori preoccupati che chiamavano i figli, figli preoccupati che chiamavano i genitori e qualcuno che voleva tornare a casa. Ma poi le acque si sono calmate e, dopo aver ricevuto il via libera dall’ambasciata italiana, è tornata la serenità e siamo usciti per visitare finalmente il centro della città. Tra un giro alla Grand Place e un piatto di patatine, la giornata si è conclusa per il meglio e siamo andati a dormire elettrizzati per la visita al Parlamento dell’indomani.

Nel quartiere europeo la presenza di militari e polizia era considerevole e il clima era abbastanza teso. Ma quando siamo entrati al Parlamento ci siamo sentiti subito a nostro agio: siamo stati accolti dal dottor Leone Rizzo, Direttore generale della Comunicazione del Parlamento europeo, il quale ci ha rassicurato e successivamente ci ha mostrato l’emiciclo. Questo è stato uno dei momenti più emozionanti del viaggio: trovarsi lì, dove il Parlamento si riunisce, ci ha fatto capire veramente cosa voglia dire essere cittadini dell’Unione Europea e ci ha fatto sentire circondati da persone con una visione aperta sull’Europa e sul mondo.

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Dopo le foto di rito, ci siamo spostati in un’altra aula, dove è avvenuto l’incontro con l’on. De Monte, che, oltre a raccontarci come ha vissuto quei giorni di tensione, è stata molto disponibile a confrontarsi con noi e a rispondere alle nostre domande. In particolare, le abbiamo chiesto di illustrarci la sua esperienza politica, da sindaco di un comune in provincia di Udine a senatrice e infine parlamentare europeo, ma anche di parlarci più approfonditamente dell’ambito del quale si occupa, ovvero di Turismo e Trasporti. Inoltre ha voluto condividere con noi qualche consiglio per la nostra (si spera) futura carriera nelle istituzioni. Nel pomeriggio, abbiamo assistito ad una conferenza su LuxLeax tenuta dall’on. Elly Schlein, a cui hanno partecipato anche diversi ospiti di rilevanza internazionale, come Kristof Clerix, Elise J. Bean e Sergio Cofferati.

Purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di parlare con l’on. Schlein, perché subito dopo la conferenza ha dovuto partecipare alla commemorazione delle vittime degli attentati di Parigi, che si è svolta alle 15.00 in emiciclico, a Parlamento riunito. Abbiamo potuto assistere all’incontro solo attraverso dei monitor, posizionati in tutto il Parlamento, ma ne siamo stati comunque molto toccati e ci siamo sentiti partecipi del dolore non solo di tutti colori che sono stati colpiti in prima persona dagli attacchi terroristici, ma anche di tutti i cittadini europei e del mondo.

Un’altra istituzione che abbiamo avuto l’onore di visitare è stata la sede del Friuli Venezia-Giulia, dove siamo stati accolti da Raffaella Viviani, la coordinatrice, e da Sebastiano Sanna che ci hanno illustrato il ruolo ed il lavoro che svolgono con il sostegno dei loro collaboratori e i rapporti che la sede di Bruxelles intrattiene con la regione. Inoltre abbiamo conosciuto un’ex alunna del nostro corso di laurea, Salva Shima, che sta svolgendo uno stage. Questa visita è stata una piacevole scoperta per la maggior parte di noi che non era a conoscenza della presenza di una sede del Friuli Venezia-Giulia a Bruxelles e quindi nemmeno della possibilità di svolgere un tirocinio altamente qualificante.

Più che un viaggio, definirei la visita a Bruxelles un’esperienza. Nonostante la permanenza sia stata solo di una settimana, mi sento più consapevole di quello che voglio fare nel mio futuro e di come realmente funzioni il grande e complesso meccanismo europeo. Per questo voglio ringraziare in primis le associazioni Europe2Day ed MFE per avermi dato la possibilità di fare questa esperienza, Isabella De Monte per la sua generosità e disponibilità, Elly Schlein per averci fatto assistere alla sua interessante conferenza,  il segretario di JEF Bruxelles per la chiacchierata e gli alumni SID, che abbiamo incontrato per un aperitivo e che sono stati aperti a qualsiasi nostra domanda o perplessità e che ci hanno raccontato nel dettaglio la loro esperienza al SID di Gorizia, oltre a darci una speranza per la nostra futura professione.

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Maria Mecenero e Caterina Sarcetta

Come finisce un Mondo. Parigi.

Ogni essere umano è naturalmente portato a pensare che la propria esistenza si svolgerà, tra alti e bassi, tranquillamente, in un susseguirsi di picchi di soddisfazione che giustificheranno periodi piatti e serviranno da sprone nei momenti di difficoltà.

E’ un pensiero legittimo, fatto da tutti, compreso un gruppo di ragazzi che sta per festeggiare il compleanno di uno di loro presso un locale della città in cui si trovano.

I drink sono stati ordinati, in tv sta per finire la partita Italia-Belgio e vi è un’atmosfera serena e rilassata, quasi a coronamento di una buona giornata.

Lo sgomento che si prova nel volgere lo sguardo verso lo schermo alle proprie spalle, dopo aver visto riflessa nel volto della persona che sta seduta accanto un’espressione agghiacciata, non è quantificabile.

Tu, che te ne stai lì in piedi, con la birra in mano, pensi si tratti dei soliti scontri tra tifosi, perché, si sa, capitano di frequente.

I sottotitoli però non confermano la tua teoria: riferiscono che si tratta di esplosioni e tu pensi sia strano, persino per un’agguerrita tifoseria di ultras.

Quando leggi la parola “attentati” hai un sussulto: capisci che è in corso un’azione terroristica, e anzi, con l’accavallarsi delle notizie, ti accorgi che sono ben più di una.

La mente corre subito a un tuo amico che sta facendo un periodo di Erasmus in Francia; il colletto della camicia pare volerti soffocare e con due dita tremanti sganci un bottone per poter respirare meglio.

Si parla più o meno di 6 morti, ma la conta rapidamente sale.

20 morti, 40 morti.

Inizi a pensare a quanti di loro avessero la tua età, di quanti condividessero interessi simili ai tuoi e quanti ne coltivassero di diversi.

Ti chiedi per un momento cosa sarebbe successo alla tua famiglia se fossi morto bruciato nell’esplosione di un corpetto esplosivo imbottito di chiodi o crivellato da colpi di arma da fuoco.

Ed ecco che per te quel mondo parallelo finisce, perché in quella irrealizzabile possibilità sarebbe finito il tuo universo, così come la tua essenza e tutto l’insieme di quelle azioni e di quei pensieri che costituiscono una persona.

La conta ormai non si ferma più, e in contemporanea si viene a sapere che il Presidente francese Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza e ha ordinato la chiusura delle frontiere.

In tarda notte l’ultimo aggiornamento, quello definitivo: 128 morti.

La mattina dopo ti alzi, non hai voglia di accendere la televisione, tanta è la repulsione accumulata verso chi nel corso della notte ha già iniziato a strumentalizzare l’accaduto.

Sai già che ti vedrai comparire davanti messaggi di cieca rabbia, di razzismo ed estremismo: insomma, una sorta di grido grottesco gettato nel mondo da persone che non credono in una risposta unita e coesa, bensì solo nella paura e nell’avvilimento. Constaterai anche lo spuntare di una marea di messaggi di solidarietà fittizia, strumentalizzata, nei quali le vittime verranno quasi sacrificate sull’altare del perbenismo. Praticamente, la tua sarà una giornata in cui tenterai di schivare tutto il pantano, lo sai appena scendi dalla sponda del letto.

Eppure, in quel preciso momento, in quell’unico istante in cui ti appariranno davanti le immagini dell’accaduto, insieme a quelle di razzismo e anche di perbenismo interessato, capirai come finisce ed è finito un mondo.

Le forze terroristiche sono riuscite a far finire il mondo “infedele”, ancora prima che materialmente, sul piano morale: un evento di pura violenza, volutamente nella capitale di un Paese con grande presenza musulmana, ha portato in superficie la profonda frattura della società internazionale occidentale, mostrando come in realtà il cammino di integrazione e identità europea sia ancora ben lontano dal realizzarsi, frenato da componenti necrotiche e infettate da tutte quelle aberrazioni morali che rischiano di spersonalizzare “l’Europa dei popoli”, ricacciandola di colpo nel secolo dei regimi totalitari.

Durante i momenti concitati degli attentati a Parigi avrai certamente pensato di tutto, alternando molti stati d’animo; Io spero, mio lettore, che tu però non ti sia chiesto una cosa: di che nazionalità fossero le persone uccise, di che religione, di che orientamento sessuale o politico, oppure di che colore fosse la loro pelle. Non possono esistere, ancora nel terzo millennio, distinzioni tra morti “di serie A” e “di serie B”, persone per cui dispiacersi di più o per cui gioire.

Esistono invece cittadini del mondo e cittadini europei, con diritti e doveri, tra cui quello importantissimo della tolleranza e della solidarietà, ovvero quegli stessi principi su cui la moderna Europa si basa e che tanto fanno paura alle forze terroristiche, che cercano di farci collassare dall’interno, instillando l’odio e il senso del “diverso” tra individui con più tratti in comune che divergenti.

E’ in queste ore buie che ognuno, ogni mattina, dovrebbe ricordare a se stesso perché lo stiamo facendo, perché stiamo così strenuamente continuando a credere in una realtà giusta e condivisa.

Ora più che mai, non barriere ma ponti.

Dario Germani

A “Ventimiglia” da Gorizia.

L’uomo, fin dalle sue origini, è sempre stato ossessionato dal concetto di confine: capire dove si
trova la linea di separazione tra ciò che si possiede e ciò che è altro da sé ha rappresentato la base
per conquiste territoriali, annessioni politiche, sfruttamento delle risorse naturali e flussi migratori
favorevoli o contrari alla stanzialità in una certa area geografica. Processi che continuano anche al
giorno d’oggi, proprio mentre sto scrivendo l’articolo che in questo momento è davanti ai vostri
occhi, e che ci ricordano quanto certi eventi tendano, con le dovute differenze, a ripetersi nel corso
del tempo.
Altri invece si verificano in modo del tutto nuovo: è il caso dell’iniziativa svoltasi il giorno 7 Novembre
2015 grazie alla Gioventù Federalista Europea e con il patrocinio della Camera dei deputati a
Ventimiglia, presso il confine italiano con la Francia, il quale è diametralmente opposto a quello con
la Slovenia, dove mi trovo. Un’iniziativa, quella proposta, volta a creare un dibattito sulla necessità
di abbattere i confini, fisici o giuridici, che ancora esistono nell’Unione Europea, specie di fronte
all’ondata migratoria che sta interessando l’Europa in questo periodo storico.

Locandina dell'iniziativa promossa dalla GFE
Locandina dell’iniziativa promossa dalla GFE

Noi, giovani federalisti europei di Gorizia, sentendo vicinissime le tematiche in questione, così come
la volontà di trasformare barriere e confini in solidi ponti, forti della consapevolezza che prima di
tutto debba spettare ai cittadini questa volontà, abbiamo deciso di distribuire volantini per le strade
della città, non tanto per indirizzare fisicamente le persone ad andare a Ventimiglia, quanto per
invitarle a riflettere sulla tematica che si stava discutendo in quello stesso momento dall’altra parte
d’Italia; menti di tutta Italia hanno avuto modo di discutere a riguardo delle potenzialità di una vera
integrazione rivolta a chiunque veda nell’Europa la sua nuova casa, il tutto calato all’interno di un
contesto politico unito e consapevole, che si concretizzi nella formazione degli Stati Uniti d’Europa:
costituiti dalla passione e dall’impegno di chiunque voglia partecipare al “sogno europeo”,
indipendentemente dalla propria nazionalità di provenienza, essi avrebbero la possibilità di
contribuire alla multietnicità poliedrica propria di ogni stato che si consideri democratico.
Così oggi, “armati” di adesivi e volantini, ci siamo dilettati per le strade di Gorizia nella nobile arte
dell’informazione attiva, indirizzata a chiunque volesse ascoltarci, anche con opinioni diverse dalla
nostra, perché solo da un confronto il più ampio possibile può nascere una consapevolezza che
tenga conto delle varie realtà che compongono il tessuto sociale vivo in cui siamo chiamati a vivere,
evitando così la chiusura e l’implosione e garantendo quindi un ricircolo intellettuale attivo.

Il nostro Team Comunicazione, il quale si è occupato del volantinaggio per le strade di Gorizia
Il nostro Team Comunicazione, il quale si è occupato del volantinaggio per le strade di Gorizia. Da sin.: Andrea Blason, Tommaso Demozzi, Dario Germani, Enrico Di Rosa.

Distribuire volantini è un’attività che consiglio a tutti: credo che ognuno dovrebbe provarlo almeno
una volta nella vita, poiché effettivamente dà l’esatta dimensione di quanta fatica e passione serva
per portare avanti una posizione che certe volte trova opinioni contrarie e talmente impaurite dalla
possibilità del cambiamento che si ritrovano ad accettare di rinunciare al proprio futuro, preferendo
ripiegare su modelli passati razzisti e xenofobi, capaci di minacciare un processo naturale di
aggregazione sociale prima tra individui e poi tra stati, nel quale l’unico confine ammissibile
potrebbe potenzialmente essere solo quello del buonsenso e del bene comune.
La giornata, non troppo fredda e priva di nuvole, ci ha permesso un’attività continua durata tutto il
pomeriggio, ricca di incontri stimolanti e di persone, in alcuni casi diffidenti, che tuttavia hanno
permesso un dialogo attivo e il più delle volte concorde verso quanto stessimo facendo in quel
momento e quanto stesse accadendo in contemporanea a Ventimiglia.
La parte social della nostra iniziativa, con un monitoraggio continuo dei post pubblicati dalla sede
del dibattito in Liguria, ha permesso un aggiornamento quasi in tempo reale di ciò che si stava
discutendo, garantendoci di informare i cittadini che avvicinavamo nel corso del volantinaggio.
Credo che la volontà di essere europei nasca da un atto semplice quanto fondamentale, lo stesso che
spinge un perfetto sconosciuto ad accettare il volantino che gli stai porgendo: la curiosità.
La curiosità di sperimentare un modello politico e culturale nuovo; di vedere fino a dove si può
arrivare uniti contro le discriminazioni linguistiche, etniche e religiose; di capire popoli ricchi di
cultura e di storia diverse ma simili.
Il tutto nasce con un atto politico quasi inconsapevole, dalla possibilità di sapere di più, dalla
volontà di “accarezzare” e toccare con mano il corso di eventi futuri dei quali si può essere artefici,
dal fascino di una promessa di fratellanza e maggiore dignità umana.

A cura di

Dario Germani

Sull’altare dell’identità – La Polonia sceglie l’anti-federalismo: una virata pericolosa?

Beata Szydło è il nuovo Primo Ministro della Polonia. Il vicepresidente del partito di Jaroslaw Kaczynski “Diritto e Giustizia” (PiS) ha ottenuto una sorprendente maggioranza nel Sejm, la camera bassa del Parlamento della Repubblica polacca. I cittadini hanno nettamente legittimato un cambio istituzionale storico, dimostrando una chiara consapevolezza politica. Per la prima volta dal crocevia politico del 1989, nessun partito di sinistra ha varcato la soglia del legislativo.

Affidabilità, patriottismo, onestà sono le parole chiave che i cittadini polacchi leggono nello sguardo sicuro di una donna che si propone di incarnare gli interessi dei figli del post-comunismo. I numeri parlano chiaro. Con una partecipazione al voto del 51,6 per cento il PiS conquista il 39,1 per cento dei voti, Platforma il 23,4. Terzo partito è quello nazionalista-protestatario del cantante rock Kukiz . Restano sotto la soglia di rappresentanza a livello nazionale la “Sld” (sinistra unita) e “Razem” (insieme). Col sistema di premi e riporto di voti il PiS avrà 242 dei 460 seggi del Sejm mentre Platforma solo 13.

“Abbiamo perso, concediamo la sconfitta, consegniamo ai vincitori un paese in crescita”

dichiara intelligentemente Ewa Kopacz. Il Premier uscente carica il suo paese della responsabilità di una scelta coraggiosa: la Polonia è l’unica nazione europea a non aver subito le disastrose conseguenze della recessione economica mondiale. Le politiche filo-europee di Platforma hanno assicurato il benessere di un paese il cui Pil aspira a superare quello di Spagna, Italia e Portogallo. I dati lo rendono colui che usufruisce maggiormente dei Fondi Strutturali dell’Unione Europea, svelando l’innegabile importanza del suo ruolo nei meccanismi internazionali. Tuttavia, se da una parte PiS eredita una situazione a cui ha molto da dimostrare, dall’altra può giocare facilmente la carta di un paese che non ha bisogno di entrare nella moneta unica per vincere il gioco dei giganti europei.

La decisa virata a destra della Polonia avvicina la nostra nave alla deriva del nazional-provincialismo. La famiglia euroscettica, protetta dall’ala dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei, festeggia.

“Finché non saremo riusciti a stabilire una distinzione formale fra chi vuole l’Europa per l’Europa e chi la vuole per altri motivi, l’Ue sarà il peggiore dei condomini: quello in cui una minoranza intralcia il percorso della maggioranza”

scrive Sergio Romano. “Diritto e Giustizia” sembra recitare un copione ormai scontato: severo sull’immigrazione, tradizionalista nelle politiche sociali, geloso in economia e conservatore nei valori. Il tutto gonfiato dal vento dell’anti-federalismo. In ambito internazionale Kaczynski tende la mano all’Ungheria di Orbàn rafforzando la voce del “Gruppo di Visegàd” nel concerto europeo. Inoltre la sua vocazione atlantista fa scricchiolare gli assi del corridoio energetico con Mosca: PiS è favorevole ad un aumento delle spese militari e ad una più decisa influenza statunitense nel suo territorio. Non è un segreto: la Polonia è un cardine funzionale ad assicurare un ombra anti-russa in Unione Europea. Varsavia è più legata a Washington che a Bruxelles.

Ma un breve passo indietro permette una lettura meno superficiale degli eventi. La Polonia è da sempre un paese soffocato dalla storia. Dalle inique spartizioni territoriali alla condizione di satellite, il popolo polacco ha inesorabilmente pagato le conseguenze di un’infelice posizione geopolitica. Ma ora il fiore all’occhiello del clero cattolico, benedetto dalla crescita economica, ha preso consapevolezza del suo essere. E non è disposta a sacrificarsi sull’altare della macro-politica. I dottori europei sentono l’urgenza di dover curare una democrazia che si sta ammalando, stigmatizzando una legittima volontà di espressione. La necessità di focalizzare il polo del contropotere ha allarmato le testate europee, semplificando un dato che ha bisogno della lente della ragione. Ci troviamo di fronte ad un paese da un atipico percorso di crescita, che non ha ancora portato a termine il cammino della propria identità. Solo allora acquisterà la maturità necessaria per camminare a testa alta tra i suoi pari. L’Unione Europea è per sua intrinseca natura costretta a gestire pazientemente un eredità storica costellata di errori e compromessi. Ma il ruolo federalista deve essere quello di saper, prima di tutto, ascoltare.

Beatrice Corazza

Butter Mountains, Brussels coffees and “wealthy bribes”: a quick insight in the unknown-to-most world of lobbying.

Dal Momento che desideriamo rispolverare la memoria di tutti coloro che avessero avuto modo di partecipare a “Europe 2Day” l’8 e il 9 Maggio 2015 e aprire gli occhi sulle potenzialità di tale evento a chi non abbia avuto modo di trovarsi inserito nel progetto, da oggi riproporremo gli articoli redatti per Sconfinare, la testata del SID di Gorizia, in occasione dell’evento sopracitato.

Oggi riproporremo il testo puntuale, dal retrogusto squisitamente british, dell’abilissima penna Alessandro Venti.

Il tema? Il lobbying. Lo Speaker di riferimento? Mr. Adam Steinhouse. Se volete sapere qualcosa su di lui, presto vi metteremo un link ad un articolo che ne analizza debitamente il personaggio.

ENJOY IT!

It all began with us staying on a superior stage, looking at each other, not understanding a thing about what was going on in classroom 209. We were grouped together in the center of the room, possibly representing 27 Member States of the EU, whereas him, Adam Steinhouse, was staying next to a window, the proud UK, staring at this shapeless bunch of students/nations whispering to one another, all of us trying to figure out what was to be done in order to start what we thought was the “real thing”, while he was pulling the strings of the play according to his clear plan of the lecture.

Dr. Adam Steinhouse
Dr. Adam Steinhouse

Then, probably out of weariness, Sweden started to approach UK and as she moved her first couple of steps all our gazes immediately flew to her and to Spain who was starting to move towards her friend Sweden, thus approaching UK in the process.

“That’s what I meant!”, he said, “this is exactly what politics are all about in the EU!”. Wondering about the secret implications of this line, we all went to our seats ready for one of the most interesting classes I have ever attended in all my life; let’s leave the floor to Professor Marco Cucchini and Dr. Adam Steinhouse.

Recently more and more evidence-based policies are drafted in the EU institutions as a result of the influence of lobbies, which is probably the reason why the European Federalist Movement of Gorizia decided to debate this subject during Europe2Day (8th – 9th May 2015).

Lobbying can be briefly defined as the action of pressure groups aimed at influencing the policymaking process in order to have their interests represented on the desks of politicians. It is often bound to a negative connotation, probably coming from the lack of transparency this phenomenon may cause in many occasions, but it is not necessarily as evil and fiendish as Huntington thought, believing the intervention of wealth in politics could only lead to “wealthy bribes, workers striking, military coups, students riots” and other apocalyptic scenarios.

In particular I would like to quote Professor Cucchini’s reference to R. A. Dahl, who underlined how lobbying could actually be an opportunity for democracies (hence the title of the presentation “Pressuring democracies”) to strengthen their pluralistic approach, giving direct space to individuals and privates’ requests and suggestions in the decision-making process.

Normative references:

In the EU normative system we can find a reference to the lobbying phenomenon in article 11 TEU, which ensures the right for privates and individuals to be consulted in the decision-making process if their interests are at stake. Other references could be also found in the Code of Conduct of MEPs and other personnel of the institutions who need to be transparent at all times during their meetings with lobbyists.

A research conducted by transparency.org clearly shows, though, how regulation of lobbying is unrelated to the incidence of corruption, proving the prejudice about lobbying wrong: corruption is not a consequence of lobbying per se, but it could arise if the lobbying procedures are not transparent enough and if the people involved in the process decide to put their interests before ethics and law.

Professor Cucchini suggested that a draft of regulation about lobbying should particularly revolve around 4 cardinal points which I would like to quote:

  • Registering the agencies, enterprises and organizations exerting lobbying-related activities;
  • A professional approach to the lobbying procedures, in order to render every passage of the process less opaque;
  • Transparency, resulting from the two afore-mentioned points;
  • The chance to lobby for an enterprise or a cause as apro-bono activity, in order to overcome the widely spread belief (which is in many cases actually true) that lobbying is something accessible only to the wealthy.
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Professor Marco Cucchini

Different approaches, a common scheme:

What should be immediately pointed out is that lobbying techniques largely vary depending on the aim and the recipient, but also according to the political culture of a country, in particular it seems widely acknowledged that US lobbying is quite different from European lobbying, the former being usually conducted under the major principle of transparency, the latter privileging broader bases of participation in the decision-making process.

This distinction is not the only one to be made, as European lobbying itself may assume different shapes according to the institution it is addressed at. Since lobbying implies establishing contacts with people connected to policy-making in order to persuade them of the relevance of one’s interests, if the hierarchic structure of the institution changes, the methods and ways to affect it must consequently be adapted.

It is now clear how important it is for a lobbyist to be deeply acquainted with the theoretical, but also practical procedures of policy-making and the structure of the body they are trying to influence. In synthesis, one must be able to answer the “who REALLY holds the pen?” question.

If the approaches and prerequisite knowledge is different in the above-mentioned cases, we must keep into account, on the other hand, that lobbying presents some common characteristics which are always needed in order to make it an effective way to influence politics: constance, ruthlessness and skills.

It is fundamental for a lobbyist to commit themselves to the cause, firstly, being physically available for meetings with the staff of the politician he is trying to reach (not only boring stuff, even a coffee in a Brussels bar could be fine, if the right topics are brought up); secondly, being able to build stable connections with the people they meet, since the staff of a politician are the ones who directly speak and impact on his/her decisions.

What is often referred to as bottom-up process is probably what lobbying strategies should resemble the most, contrarily to what is often the case, with people trying to have auditions with politicians directly, resulting in long queues and high probabilities of failure.

Much more has been said during the workshop on the 8th May with Adam Steinhouse and Marco Cucchini, which was a clear and lucid insight in the world of lobbying. It is a widely ignored phenomenon which indirectly (but often heavily) affects our lives through politics.

L’Unione Europea nelle Sfide globali: Come farla sopravvivere?

L’8 maggio 2015, nell’Aula Magna del Polo Universitario di Gorizia, è avvenuta l’Opening Ceremony dell’evento “Europe 2Day”, organizzato dal Movimento Federalista Europeo – Gorizia, con un intervento dell’Onorevole Andrea Manzella.

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Oggi, 21 Settembre 2015, il gruppo “Europe 2Day per il MFE” vuole ricordare i due giorni che hanno dato non solo un nuovo nome all’associazione, bensì anche un nuovo volto e una nuova vigorosa spinta verso il miglioramento: l’evento “Europe 2Day” è stato un obbiettivo raggiunto con successo dall’MFE Gorizia 2014/2015; oggi possiamo invece dire che, da qualche mese a questa parte, è e continuerà ad essere il motore propulsore di una nuova associazione studentesca proiettata verso il futuro, ma con un occhio vigile verso il passato. La NOSTRA associazione studentesca: Europe 2Day, Stay tuned!

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“L’Ateneo dell’Università degli Studi di Trieste a Gorizia è un ateneo di confine.” 

In questa enunciazione, così come il Direttore del Polo Didattico e Culturale di Gorizia Pier Giorgio Gabassi si è premurato di sottolineare durante l’inaugurazione dell’evento “EUROPE 2Day”, si evince in modo lampante l’accezione europea che l’Ateneo stesso possiede.

In esso confluiscono, in quanto sede universitaria, menti, curiosità e sapere, i quali a loro volta vengono immancabilmente proiettati verso una frontiera valicabile oggigiorno sia fisicamente, che intellettualmente.

Confine sloveno o confine austriaco che siano, vi è infatti un’ulteriore frontiera, questa volta di tipo culturale, pronta ad allargarsi come una macchia d’olio per tutto quel territorio che confluisce nell’istituzione chiamata “Unione europea”. Ed oltre.

Eppure, se del panorama internazionale si tende a parlare con un’inflessione quasi utopista, di Europa si tende invece a parlare sin troppo spesso in un’ottica anacronistica, statica e pessimista. Si tratta di una visione che ad oggi tende esponenzialmente ad acuirsi nei suoi tratti più aggressivi: la causa è un’ignoranza sociale dilagante, la quale fa a sua volta perno sulle seduzioni populiste e nostalgiche di un passato “immaginario” e le soluzioni spicciole alle quali è facile arrendersi. Proprio per questo motivo, oggi più che mai, è necessario non cedere alla tentazione di tornare a modelli d’odio e di insicurezza e anzi, rafforzare con rinnovato vigore gli esempi che il nostro Tempo ci offre, come l’Europa.

Un’Europa che sì, è imperfetta, e sì, è messa costantemente in discussione, ma che potrebbe realmente essere un modello declinabile per tutto il Globo, se interpretata come un’organizzazione “permeabile”, anziché come l’occlusiva “Fortezza Europa”: fiscale, degli economisti, dei tedeschi, di Bruxelles.

Di tutti, tranne che dei cittadini europei.

“L’Unione Europea delle sfide globali.”

Il destino dell’Europa dipende oramai dal fermento di una comunità più profonda di quella economica, cioè quella dei cittadini europei: ciò appare lampante analizzando l’intervento dell’onorevole Andrea Manzella, il quale ha presenziato come ospite di punta all’inaugurazione dell’evento “EUROPE 2Day”.

Attraverso le sue parole è apparso chiaro che l’Unione, pur strutturandosi sulla cooperazione degli Stati in nodi politici ed economici di una trama unitaria, non può allo stesso tempo ignorare la necessità di una partecipazione sincera all’impresa europea da parte di tutti Noi, in quanto cittadini europei. D’altra parte però, è anche nostro dovere primario attivarci per conoscere e comprendere questa realtà che ci appartiene. Per fare ciò è necessario superare taluni ostacoli, come la scissione sempre meno latente fra l’ordinamento giuridico e i cittadini dell’Unione, o meglio, Noi.

Come fare? La risposta non è delle più semplici: non sempre i singoli possono sviluppare e curare il proprio interesse nei confronti dell’Europa senza l’aiuto di una vivace massa critica, la quale dovrebbe essere composta da enti intermediari, come i partiti politici e, più in generale, i parlamenti nazionali.

Mancando sia la collaborazione fra Bruxelles e, per l’appunto, i parlamenti nazionali, che la reciproca cooperazione fra quest’ultimi, non vi è la possibilità dei singoli di riuscire a identificarsi propriamente nell’Unione.

L’unica percezione che l’individuo può avere è infatti il dramma fra due ragioni, due egoismi e due autoreferenzialità che si scontrano: da una parte i parlamenti nazionali che, incapaci di concertare fra loro una linea comune, temono di essere sorpassati dal Parlamento Europeo per quanto riguarda la capacità di elaborare leggi; dall’altra il Parlamento Europeo, il quale a sua volta si allarma al sol pensiero che i parlamenti nazionali possano incidere eccessivamente sugli interessi di Strasburgo.

Nella realtà utopica, non ci dovrebbe essere una mera sommatoria di interessi nazionali o internazionalibensì un interesse superiore ed oggettivo di tutta la Comunità europea. Gli Stati e l’Unione Europea dovrebbero idealmente prescindere dalle proprie pulsioni individuali per creare un unico e conforme indirizzo politico che si rivolgesse ed interessasse a Noi, 500 milioni di cittadini europei.

Ma la realtà non è questa, ovviamente.

A causa dell’immobilismo delle istituzioni, appare infatti chiaro che sia compito dell’individuo, in fin dei conti, il dover autonomamente attivarsi per appassionarsi ed informarsi a riguardo dell’Unione. Fare ciò, a differenza della proposta precedente, potrebbe risultare un viaggio interessante alla scoperta della storia e della politica e, infine, anche di sé stessi e delle proprie aspettative future.

Innanzitutto, è necessario partire dall’emblema della volontà europea stessa, sarebbe a dire laDichiarazione Schuman: un testo asciutto, pronunciato il 9 maggio 1950, che riassume, a cinque anni dalla più devastante delle guerre, l’indicazione rigorosa per gli obbiettivi che l’Europa idealmente, una volta creatasi, avrebbe dovuto perseguire. La Dichiarazione Schuman è una coraggiosa prescrizione di metodo: è la linea guida per concentrare l’attenzione su un punto limitato e decisivo, ma soprattutto concreto, di obiettivi, avendo come fine il creare una sincera e leale collaborazione fra Stati, laddove la concretezza è sussistita e sussiste ancora nella ratifica di trattati che formino diverse tipologie di unità in ambito economico, politico e sociale.

Un metodo di piccoli passi la cui sferragliante attuazione potrà portare gradualmente, dal Trattato di Lisbona in poi soprattutto, ad un appuntamento unitario istituzionale reale, sempre più simile al progetto federale di Spinelli e Rossi. Un processo di piccoli passi che Noi, a nostra volta, potremmo tradurre alla nostra grandezza, e rendere totalmente nostro.

“Come, e non se, l’Unione Europea può sopravvivere.”

Europa dell’“Euro spacciato” di Lars Seier Christensen; Europa che dichiara di aver garantito la pace, quando non più di dieci anni fa ha coadiuvato le Guerre dell’Ex Jugoslavia. Europa che ama pavoneggiarsi e lustrarsi le penne: ricca di strumenti, ma incapace di usarli perché macchinosa, lenta, farraginosa.

Europa i quali mezzi, a differenza di quanto spesso sia accaduto in passato, non potrebbero né dovrebbero essere autoreferenziali, bensì proiettati verso i problemi del Mondo, “avanzando attraverso sperimentazioni concrete e sforzi creativi proporzionali ai pericoli”. Per intenderci, così come era stata pensata e realizzata sin dai suoi albori.

L’Europa, così come recita la Dichiarazione Schuman del 1950, “sorgerà” (e dovrebbe continuare a basarsi) “su azioni concrete” , che producano una “solidarietà di fatto”.

Con ciò si intende un’Europa che agisca in modo circoscritto e reale e che elimini tutte le armi dei conflitti per spazzare via effettivamente i conflitti stessi, in qualsiasi campo essi si diramino e qualsiasi strumento essi utilizzino: non più solo fucili, non più solo territori, ma anche il nucleare, la xenofobia, i soldi. Guerre intra nos e guerre colossali.

Per questo è necessario interrogarci su cosa desideriamo realmente da questa Europa e se, per l’appunto, vogliamo riconfermarne le visioni strategiche ed ideali originarie che mai sono state pienamente perseguite. Seppur sia necessario un miglioramento di tutta la struttura europea e dei suoi prospetti economici, appare chiaro che il vero fulcro del cambiamento consista nell’intraprendere nuovamente la via delle prospettive potenziali che l’Europa potrebbe darci partendo da ciò che ognuno di noi, anche nel proprio piccolo, desidera dal proprio futuro e dall’Unione stessa.

È quindi di vitale importanza ripartire da qui, dalla cultura, così come l’Assessore alle Politiche giovanili del Comune di Gorizia Stefano Ceretta ha dichiarato, per rendere i giovani, futuro dell’Europa e del Mondo intero, consapevoli delle potenzialità che ad oggi vengono loro offerte.

È necessario parlare d’Europa, così sostenevaAltiero Spinelli, perché questa non muoia.

L’Ateneo di Gorizia, come ci ricorda il nostro compagno di corsi e rappresentante della GFE Federico Cleva, possiede, guardandolo dall’alto, la forma di “E” (come l’Europa e come il simbolo del Federalismo): per questo esso è certamente il posto giusto dove cominciare a discutere dell’Unione Europea. Nel bene e nel male, ma sempre con l’illuminazione del pensiero critico costruttivo.

A. S. G.

http://www.sconfinare.net/?p=23446

DA “EUROPE 2DAY” A CASAPOUND

LA CONDANNA A QUALUNQUE FORMA DI FASCISMO E LA DIFESA DELLA DEMOCRATICA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE

Logo_Europe_2dayVenerdì, 18 Settembre 2015, Gorizia.

Sabato 19 Settembre 2015, l’associazione Casapound ha inaugurato una nuova sede in una zona nevralgica della città di Gorizia, in cui si congiungono i flussi della “Casa dello Studente” e del Municipio stesso. La nuova associazione universitaria “Europe 2Day per il Movimento Federalista Europeo”, legata al corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste, con sede a Gorizia, condanna apertamente qualunque dichiarazione, presa di posizione e azione di ideologia fascista, ma si dichiara anche a favore della democrazia per la quale la libertà d’espressione è da considerarsi inalienabile.

Ognuno, a Nostro parere, deve avere la possibilitá di esercitare liberamente i propri diritti politici. Infatti, sulla base della Costituzione Italiana, “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusionerispettando variamente i limiti dell’etica, del buon costume, della legge, ma soprattutto dell’intelletto umano. Anche Casapound, per quanto si sia definita “di ispirazione fascista” per mezzo della voce del leader Iannone e per quanto nel merito della linea politica e di pensiero “Europe 2Day per il MFE” si trovi su posizioni opposte, deve avere la possibilità di usufruire di tale diritto nel rispetto della legge.

Logo di Casapound
Logo di Casapound

“Europe 2Day” condanna apertamente l’apologia al fascismo ovunque essa troverà e possa trovare luogo. Pur con tale premessa, si riserva però di sottolineare particolari specifiche per quanto riguarda la Legge Scelba e la Legge Mancino che spesso vengono ricollegate al caso di Casapound. Entrambe, infatti, nonostante vietino la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista, accusano profondi problemi interpretativi sia per quanto riguarda i reati di vilipendio delle istituzioni, di apologia e di propaganda sovversiva (contro personalità dello Stato), sia per quanto riguarda i reati di associazione sovversiva, cospirazione politica e istigazione a disobbedire alle leggi (contro l’ordine pubblico). Casapound, dal canto proprio, viene spesso ritratta come un’associazione sovversiva. Per quanto “Europe 2Day” si trovi ideologicamente agli antipodi ideologici rispetto alla sopracitata associazione, è Nostro dovere sottolineare che un’associazione sovversiva non si limita a propagandare, ma mira a realizzare un programma politico attraverso la lotta violenta: a motivo di ciò, escludendo episodi sporadici che non sono estranei ad altri gruppi estremisti, di destra e di sinistra, Casapound non può essere considerata un’associazione sovversiva, dal momento che le manca il requisito della violenza pratica programmatica. Ai sensi delle leggi sopracitate, infatti, propaganda e istigazione restano estranee alla norma che esse stabiliscono, e quindi, sono estranee anche al requisito di concretezza del pericolo. Se mai si desiderasse agire concretamente contro Casapound, si renderebbe dunque necessaria una modifica legislativa e una presa di posizione costituzionale.

Gorizia - Il corte antifascista di Sabato 19 Settembre 2015.
Gorizia – Il corteo antifascista di Sabato 19 Settembre 2015.

Sottoscritto ciò, “Europe 2Day” non rimarrà passiva alla presenza in città di una nuova e trascinante corrente a lei così distante, ma anzi, affronterà qualunque ideologia differente dalla propria per mezzo del confronto dialettico e costruttivo, dal momento che l’idea di democrazia sulla quale il Movimento federalista Europeo e le sezioni ad esso legate si basano, trova le proprie fondamenta nel pluralismo. Infatti, uno degli obbiettivi dei militanti di “Europe 2Day” è sostenere una struttura di interazioni politiche nella quale i diversi gruppi possano mostrare rispetto e tolleranza reciproci, vivendo ed interagendo senza conflitti e senza prevaricazioni. Qualora decidessimo di imporre il nostro ideale annientando l’opposizione in modo sovversivo, annichiliremmo anche il pluralismo stesso e svuoteremmo la “politica” del significato che dovrebbe avere, cioè quello del confronto costruttivo a favore della “cosa pubblica”.

“Europe 2Day” trova nella parresia (dal greco pan: tutto e rhema: ciò che vien detto), che coincideva con la facoltà di ogni cittadino di esprimere liberamente la propria opinione durante le assemblee pubbliche delle polis greche, l’obbiettivo della propria lotta democratica, e rimanda inoltre all’art. 10 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) per sottolineare il proprio favore nei confronti della libertà d’espressione.

In Italia la libertà di manifestazione del pensiero attraverso tutti i possibili mezzi di comunicazione è garantita a norma di legge. Come ben sappiamo, però, vi è fra la formulazione teorica e l’attuazione pratica uno scarto notevole, individuato già da Immanuel Kant, per cui la trasformazione in atto della libertà risente di condizionamenti dal mondo reale. L’entità di questi condizionamenti influisce sul grado di libertà di espressione in ogni singolo Stato. L’articolo 21 della Costituzione italiana vede alcune limitazioni, già presenti nella formulazione stessa, riferite al “buon costume”. Se un giorno, qui in Italia, a Gorizia, dovessero avvenire azioni antidemocratiche e criminali da parte di Casapound o di qualunque altro Movimento politico, “Europe 2Day” si rimetterà agli organi giuridici competenti i quali saranno chiamati a svolgere il loro lavoro.

Il Direttivo “Europe 2Day per il Movimento Federalista Europeo”.

Europe: Let it be real